mercoledì 5 novembre 2014

Tk-Ast, da Bruxelles a Roma senza prendere fiato: giovedì riparte un confronto pieno di incognite



Matteo Renzi: «Terni senza acciaio è una città fantasma. Credo e penso che si possa trovare un accordo. ThyssenKrupp deve fare un passo avanti»


Gli autobus che li stanno riportando a casa macinano chilometri. Loro, i lavoratori che stanno lì sopra, macinano pensieri e riflessioni.

Sensazioni strane Tipo questa: «Iniziativa importante – dice uno di loro – che di certo non ci soddisfa, ma che porta la nostra vertenza ad un’attenzione europea che, insieme ai parlamentari ci può, se sostenuta veramente da loro, portare dei risultati. Basta, però, con le disponibilità adesso servono atti concreti». Perché quelle che si portano dentro sono sensazioni contrastanti.

Bruxelles La spedizione al parlamento europeo, in fondo, è andata come ci si aspettava: manifestazione pacifica, giro di incontri, scambio di documenti. E loro, i lavoratori, che sono gente seria, in fondo lo sapevano bene fin da quando erano partiti. E hanno già deciso di archiviare la pratica. Senza farsi sopraffare da speranze esagerate. Ma questo è un segnale importante. Molto.



Renzi e la «città fantasma» Perché quelle eventuali speranze non sarebbero nemmeno alimentate, almeno fino a quando non saranno, se lo saranno, corroborate da fatti concreti, delle cose che ha detto martedì sera il primo ministro, Matteo Renzi, parlando ai gruppi parlamentari del suo partito, il Pd: «Terni senza acciaio è una città fantasma. Credo e penso che si possa trovare un accordo, purché non si usino le vertenze aperte per polemiche politiche». Concetti ripetuti anche nella trasmissione televisiva ‘Ballarò’: «Sto facendo pressione, ne parlo a tutti i livelli, perché l’azienda arrivi a un accordo. ThyssenKrupp deve fare un passo avanti e un accordo si può fare». Già, un accordo: sul fatto che sia necessario trovarlo, infatti, sono d’accordo anche i lavoratori delle acciaierie. Il problema sono i termini, di quell’accordo.



Il documento Quello che resta è il documento consegnato ai parlamentari europei dai lavoratori e dalle lavoratrici di Ast, i sindacati italiani Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl, il sindacato europeo IndustriAll. Nel quale si chiede ai parlamentari europei «di sostenere il ‘no’ ai licenziamenti e al contrario mettere in campo azioni alternative a partire dall’utilizzo dei contratti di solidarietà attraverso la riduzione degli orari di lavoro che rappresentano una via di uscita sostenibile da questa crisi». Ma non solo.

Altre richieste Perché i lavoratori hanno messo ‘nero su bianco’ ciò che è necessario: «ThyssenKrupp collochi l’Ast dentro una strategia di mercato e di competitività internazionale; i parlamentari europei si impegnino a garantire l’integrità del sito ternano in tutte le sue articolazioni produttive (caldo e freddo) a partire dall’obiettivo di tornare nel triennio ad una produzione di almeno 1,2 milioni di tonnellate di fuso, confermando l’assetto impiantistico con i due forni elettrici; il piano europeo per l’acciaio si doti di strumentazioni immediatamente operative in particolare a partire dai costi dell’energia, evitando un differenziale competitivo così ampio tra i diversi paesi europei e le diverse produzioni energivore». Senza dimenticare gli stipendi non ancora pagati e le relazioni industriali sfasciate.

Marini & Di Girolamo Mentre la presidente della Regione Catiuscia Marini e il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, parlano di «incontri molto importanti»; del fatto che «Terni e le acciaierie patiscono gli effetti della disattenzione che ha avuto la Commissione europea nella sua capacità di esercitare il potere di vigilanza, soprattutto nelle tribolate vicende dei passaggi di proprietà, da ThyssenKrupp a Outokumpu e viceversa» e dicono che «va anche rigettata la tesi secondo la quale il taglio delle produzioni a caldo determinerebbe un incremento della competitività del sito in quanto questo, di fatto, determinerebbe esattamente il contrario, condizionando le produzioni a freddo dell’acciaieria e a cascata anche del tubificio e delle fucine».


Giovedì al Mise L’attenzione, intanto, si sposta già sul ministero dello sviluppo economico, dove giovedì mattina si riaprirà il confronto sul piano industriale – c’è pure chi ipotizza possibili colpi di teatro del ministro Federica Guidi – e sotto il quale ci saranno, di nuovo, i lavoratori a manifestare (sette gli autobus che li trasporteranno) e a ricordare che sono in sciopero da talmente tanti giorni che nemmeno loro se li ricordano più e che l’ad Lucia Morselli tiene ancora bloccati i loro stipendi di ottobre. Per tenere alta l’attenzione su tutto questo, dalle 20,30 di mercoledì, dai cancelli delle acciaierie partirà una fiaccolata che raggiungerà palazzo Spada.

La Lega Nord Mentre era in corso la spedizione-Bruxelles, a Terni arrivava il senatore Stefano Candiani della Lega Nord, secondo il quale «il piano industriale è scandaloso. È poco credibile che una multinazionale che intende ridurre il costo del personale per ritornare a livelli di efficienza produttiva sia poi disposta a corrispondere 80 mila euro come incentivo alla mobilità volontaria». È palese come il vero obiettivo di Thyssen, non sia quello di ridare competitività al polo siderurgico ternano ma quello di liberarsi da un concorrente temibile». Secondo Candiani, insomma, «è palese come il vero obiettivo di Thyssen, non sia quello di ridare competitività al polo siderurgico ternano ma quello di liberarsi da un concorrente temibile». Il governo, secondo Candiani «dovrebbe mettere in campo altri strumenti, ne ha la possibilità, ma probabilmente non la volontà, come prevedere il ricorso al Fondo strategico italiano».



Il M5S Il senatore del Movimento 5 Stelle Sefano Lucidi, invece, segnala che l’emendamento di cui era primo firmatario e che impegnava il governo ad inserire il completamento della Orte-Civitavecchia fra le opere dello ‘sblocca Italia, insieme al raddoppio della tratta ferroviaria Orte-Ancona, a causa della prevista richiesta di fiducia è stato trasformato in ordine del giorno per chiedere un impegno quindi al governo a riconsiderare il completamento della infrastruttura come servizio strategico per il polo industriale di Terni e dell’Umbria: «Consideriamo questo un possibile inizio – dice Lucidi – da cui ripartire per una politica attiva ed efficiente per la nostra Regione. Ora dovremo continuare a mantenere alta l’attenzione sulla questione continuando a sollecitare il governo sul mantenimento di questi impegni».

De Vincenti Torna a parlare di Ast, intanto, anche il vice ministro allo sviluppo economico, Claudio De Vicenti: «Su Ast oggi il nodo che si pone non è quello di un intervento pubblico, ma il fatto che Thyssen deve dare un futuro produttivo allo stabilimento di Terni, deve garantire che le sue capacità produttive siano salvaguardate. Abbiamo ottenuto la disponibilità di Thyssen che verificheremo dopodomani nell’incontro già convocato al Mise con azienda e sindacati». Interessante un passaggio: «Non sono esclusi in alcune situazioni – dice De Vincenti – interventi del Fondo strategico con l’obiettivo di creare le condizioni per catalizzare intorno a quella impresa le capacità imprenditoriali e le risorse private che in altri casi come Ansaldo Energia hanno avuto effetto di far arrivare capitali».


di Marco Torricelli
Fonte:http://www.umbria24.it/tk-ast-da-bruxelles-a-roma-senza-prendere-fiato-giovedi-riparte-un-confronto-pieno-di-incognite/331237.html

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