venerdì 31 ottobre 2014

Tk-Ast, lo sciopero proseguirà ad oltranza: stipendi ancora bloccati dall’azienda



Ci sono volute alcune ore di discussione, ma alla fine la decisione e stata presa: lo sciopero proseguirà ad oltranza. I rappresentanti sindacali hanno deciso che sarà necessario alzare i toni con l’azienda.


Lo sciopero I lavoratori delle acciaierie ternane sono in sciopero, ininterrottamente, da dieci giorni. Ai quali vanno aggiunti quelli a cui hanno dato vita nelle settimane e nei mesi precedenti. A cominciare da quello di otto ore del 17 luglio, quando Ast annunciò il piano ‘lacrime e sangue’.

Cortei in Liguria Venerdì mattina, a Genova, alcune centinaia di operai di Ilva, Fincantieri, Ansaldo e Piaggio, ma anche di altre imprese liguri, dopo essersi ritrovate in piazza Massena, hanno dato vita a un corteo e bloccato il ponte di Cornigliano, quartiere dove si trovano le più grandi aziende meccaniche. La manifestazione di solidarietà nei confronti dei lavoratori di Ast sta creando enormi problemi di circolazione in quella zona del capoluogo ligure. Altre manifestazioni si stanno svolgendo anche in altre località della Liguria.

La Cgil A questo proposito, la Cgil di Terni dice che «i presìdi, gli scioperi, gli attestati di solidarietà arrivati dai luoghi di lavoro e dalle strutture sindacali di tutta Italia, oltre che la vicinanza espressa in ogni forma da migliaia di cittadini e cittadine, sono una risposta straordinaria alla violenza gratuita subita dai lavoratori di Ast e dai nostri sindacalisti mercoledì 29 ottobre a Roma. In questi giorni abbiamo dato una lezione importante a chi da tempo attacca in maniera strumentale la Cgil e il sindacato. ‘Dove eravate?’ ci hanno chiesto. Ebbene, le immagini di mercoledì e la successiva reazione compatta del mondo del lavoro sono la migliore risposta: eravamo e siamo in mezzo a chi lavora, a chi lotta per i propri diritti e per dare un futuro a questo paese. A Terni la mobilitazione in difesa del lavoro e della dignità di un intero territorio va avanti, con ancora più forza di prima, perché sappiamo di non essere mai stati soli in questa lotta».



Il nuovo incontro
La promessa fatta da Matteo Renzi era stata chiara: ci avrebbe pensato lui. Poi, certo, c’è stata la drammatica giornata di mercoledì - con le manganellate a pioggia – e quella di giovedì, con incontri e resoconti parlamentari. Insomma: alla fine il premier ha deciso che dovrà essere ancora il ministro Federica Guidi – giovedì prossimo e probabilmente con il supporto dei sottosegretari Delrio e Bonavita – e provare a far ripartire il dialogo.


Il ‘lodo’ bis
La strada che il ministro intende percorrere è chiara ed è stata la stessa Federica Guidi a parlarne alla Camera dei deputati, subito dopo aver visto l’ad di Ast, Lucia Morselli: «Il governo ha chiesto all’azienda di ridurre, da 40 a 30 milioni, i risparmi sul costo del lavoro, da compensare con possibili interventi sulle tariffe energetiche, e di ridurre i tagli al personale a 290 unità, circa 140 delle quali hanno già accettato gli incentivi offerti da Ast, da gestire in 24 mesi con la mobilità incentivata. Restano in ballo circa 150 unità che ci stiamo impegnando a salvaguardare». Che, a grandi linee, altro non è che il lodo già proposto il 9 ottobre.

I forni
 Il ministro ha proposto «di mantenere in funzione entrambi i forni di fusione, uno su 21 turni alla settimana e l’altro su 15 turni», con una produzione stimata «di circa un milione di tonnellate all’anno». Un quantitativo che, però – è già stato denunciato più volte – non garantirebbe l’equilibrio economico per lo stabilimento ternano.

I risparmi L’amministratore delegato Lucia Morselli, però, aveva subito fatto sapere che Ast, nel caso in cui le proposte alternative proposte dal governo «non fossero compatibili con il previsto contenimento dei costi, fra cui il costo del personale, per circa 100 milioni di euro, dovrà adottare le misure previste nel piano già presentato lo scorso 17 luglio».

Il caso Ilserv Soprattutto perché, poche ore dopo che le due signore hanno dato queste ‘versioni dei fatti’, è arrivata la mazzata su 200 dei 330 lavoratori della Ilserv-Harsco: alla più grande – e le cui attività sono vitali per la marcia degli impianti – azienda esterna che opera in Ast sono state tolte la gran parte di quelle attività e per loro scatta la cassa integrazione, poi ci sarà la mobilità e poi niente più.

Tira e molla Nella giornata di giovedì Ast ha fatto circolare la notizia relativa alla propria disponibilità a ‘stoppare’ il provvedimento e prorogare gli appalti ad Ilserv-Harsco fino alla fine dell’anno e la partita si è riaperta: soprattutto perché senza il personale che sarebbe messo alla porta l’intero stabilimento ternano sarebbe praticamente bloccato e, nell’ipotesi di una sospensione dello sciopero dei lavoratori del gruppo Ast, le attività non potrebbero proprio riprendere. Nella mattinata di venerdì Tk-Ast e Ilserv-Harsco saranno nuovamente di fronte.



Magazzini vuoti
Al momento, peraltro, le acciaierie ternane non sarebbero in grado di produrre un solo chilo di acciaio fuso: i forni sono spenti e – tra la procedura di accensione e quella per portarli alla temperatura necessaria – se ne andrebbe qualche giorno, mentre i magazzini delle materie prime sono desolatamente vuoti. Una scelta, che sarebbe stata fatta da Lucia Morselli in prima persona, che ha provocato più di una perplessità, soprattutto tra i più esperti tra i manager ternani.

Le penali E che la strategia di Ast, in questo periodo, sia tutta da chiarire lo dimostrano un paio – delle tante – storie che vengono alla luce. Una è relativa proprio agli approvvigionamenti materie prime: avendo bloccato quello di rottame Ast pagherebbe una penale di 50 mila euro al giorno; l’altra riguarda quell’enorme manufatto bloccato per strada nella notte tra il 16 e il 17 ottobre scorso – fatto uscire dalla Società delle fucine alla vigilia dello sciopero generale cittadino – e che venne riportato all’interno dello stabilimento: 80 mila euro al giorno sarebbe la penale da pagare al cliente.

Trattativa da riaprire Sul fatto che si debba tornare a discutere, comunque, sono tutti d’accordo: con i sindacati che hanno dato la propria disponibilità, ammesso che si parli «di un piano industriale diverso e della salvaguardia e potenziamento del sito ternano. L’azienda, però, deve fare il primo passo, sgombrando il tavolo dalla presenza del vecchio piano. Siamo anche disponibili – hanno detto – a ragionare di contratti di solidarietà e di sacrifici da chiedere ai lavoratori. Ma intanto sarebbe il caso che Ast cominciasse a pagare gli stipendi che al momento sono bloccati».

Gli stipendi
Nella giornata di giovedì, invece, sugli stipendi c’è stato l’ennesimo ‘balletto’: alcune impiegate sono state autorizzate dai sindacati ad ‘eludere’ il blocco delle portinerie in quanto incaricate di ultimare le procedure per il pagamento degli stipendi di ottobre, ma poi ‘radio fabbrica’ ha parlato di «resistenze aziendali» che si sarebbero frapposte, di fatto vanificando la concessione sindacale. Un fatto certo è che fino al 10 di novembre l’Ast potrebbe non pagare e non incorrere nemmeno nella, pur minima penale, prevista. E sempre ‘radio fabbrica’ dice che Lucia Morselli non darà il via libera al pagamento degli stipendi fino a quando i lavoratori saranno in sciopero: qualcuno potrebbe chiamarlo ricatto. Qualcuno.

Il sindaco
In queste ore, dice il sindaco Leopoldo Di Girolamo, «stiamo assistendo a una ulteriore grave provocazione da parte dell’ad di Ast. Il blocco dei salari che i lavoratori stanno subendo è del tutto ingiustificato e illegale, si tratta infatti di una palese illegittimità che mina la capacità di tenuta delle famiglie dei lavoratori e l’economia della comunità ternana in quanto ci troviamo di fronte a centinaia di famiglie in assenza di reddito e quindi del tutto inibite nel loro potere di acquisto e nella capacità di ottemperare alle scadenze economiche. E’ privo di ogni giustificazione che un’azienda che non ha alcun problema di cassa si rifiuti di pagare quanto dovuto ai lavoratori. Per rimuovere questo blocco che ha dei chiari elementi vessatori e penalizzanti, ho subito chiesto al ministro Guidi di intervenire nei confronti della azienda per chiedere di onorare gli impegni dovuti e ribaditi in sede di trattativa al Mise».

di Marco Torricelli
Fonte: http://www.umbria24.it/tk-ast-la-trattativa-riparte-tra-una-settimana-sindacati-e-lavoratori-si-interrogano-sul-da-farsi/329824.html

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